NEWS. Quanto vale realmente un punto o un errore importante per un giocatore e la sua carriera

DESENZANO DEL GARDA (BS). Ci sono momenti decisivi che in base all’esito rimangono indelebili nella memoria storica di un atleta e dei tifosi, questo può agevolarne o precluderne il futuro

Di Redazione | Sabato, 10 Luglio 2021 06:04

L'abbraccio tra Chiellini e Locatelli, mentre sullo sfondo Jorginho si appresta a battere il rigore decisivo (Foto @SkySport)

 

Finalmente mi son presa del tempo per vedere il docufilm di Roberto Baggio, il “Divin Codino”, chi più di lui è rimasto segnato da quel rigore sbagliato?!

Sovente accade che manchi il buon senso di fare un bilancio delle performances di uno sportivo. Per rendere l’idea vi porto l’esempio che mi hanno fatto tempo fa del foglio bianco con disegnato un puntino nero al centro: “Se ve lo dovessi mostrare, cosa vi rimarrebbe impresso?” Purtroppo inconsciamente tutti prestiamo attenzione al piccolo segno nel mezzo, senza tener conto di tutto il bianco che vi è attorno. La stessa cosa è accaduta con la carriera di Baggio. A distanza di tempo tutti ricordano dapprima l’errore al mondiale e solo in seconda battuta ciò che di lodevole ha compiuto. Quel rigore ha adombrato il ricordo di tutte le sue gesta, marchiandolo profondamente e compromettendo i suoi ingaggi successivi. Detto questo, il calcio è ben diverso dal volley, ma l’effetto della buona o della cattiva riuscita di un’azione, in un preciso istante, è il medesimo sulla psiche di un giocatore. Che tu ne esca trionfante o sconfitto, devi avere l’abilità di ripeterti o riprovarci.

Essendo tempo di europei, non possiamo tralasciare queste importanti competizioni che prevedono due opzioni: o si torna da impavidi eroi vincitori o da perdenti senza gloria, raramente si considera la via di mezzo. Impossibile ignorare le smorfie di sofferenza inseguito ad uno strafalcione o le esultanze smisurate dopo una rete. Questi atleti porteranno per tutta la vita sulle spalle il peso o la soddisfazione di essere stati determinati per la propria nazione, nella buona o nella cattiva sorte e vi assicuro che non è una passeggiata.

Possiamo assistere al fuoriclasse che sbaglia, probabilmente sopraffatto dalle emozioni o dalla pressione, nonostante non gli sia mai accaduto ed abbia sempre fatto la differenza; o vi è la giornata del giocatore d’equilibrio, che magari non ha mai eccelso, ma che particolarmente in focus estrae dal cilindro un impresa da campione. Ma quanto giova o quanto grava mentalmente tutto ciò?

Negli ultimi anni mi è stato insegnato che bisogna avere la velocità di “resettare”, cioè la capacità di cancellare l’errore e l’intelligenza di non vivere nel ricordo di gesta compiute, per quanto eclatanti siano state. Una palla scoppiata a terra ed un pallonetto possono essere apprezzati in misura diversa dallo spettatore e dall’artefice, ma la valenza, in termini di punteggio, è sempre uno! Tutto questo verte ad aiutare a comprendere che nel gioco di squadra, non si può additare un singolo, ma considerare in toto la prestazione globale del team. Il mio compagno/a può sbagliare sul finale, ma non si può parlare solo di errore individuale, c’è tutta una partita prima! Dove si anellano molteplici possibilità e occasioni. Tutto è una conseguenza delle azioni sommate di ogni partecipante al gioco e anche se possiamo paragonare un rigore ad una battuta di volley, dove sei solo tu e la palla, in entrambi i casi, una sola giocata, per quanto determinate sia, non dovrebbe sancire il valore di un atleta.

Affrontando questo argomento mi rendo conto che l’attenzione involontariamente si sposta più verso le mancate riuscite che verso il successo, considerato ad alti livelli normale amministrazione. Baggio ammise di non aver mai calciato così alto un rigore, eppure questo ha cambiato la sua brillante carriera per sempre e voglio ribadire brillante!

Vincere è tutto per un atleta, non desidera altro, ma il margine d’errore è come una “spada di Damocle” incombente sulla fronte di ogni atleta. Può tramutarne ingiustamente l’opinione pubblica e inficiarne il futuro. Perciò, adesso che si avvicinano competizioni importanti come la finale Italia - Inghilterra di domenica undici luglio e le olimpiadi, ricordiamoci di mantenere sempre una visione globale, capace di salvare il buono di ogni giocatore anche quando l’errore viene ritenuto imperdonabile.

Posso solo immaginare quante volte Baggio abbia potuto rivivere nella sua mente quel tiro dal dischetto. In quanti avremmo voluto dargli la possibilità di ricalciare quel pallone e di vederlo segnare quel goal?! Per molti probabilmente anche alla seconda chance si sarebbe ripetuta la storia. Eppure, tutti abbiamo vissuto almeno una cosa nella nostra vita che abbiamo desiderato ardentemente correggere e il cui pensiero si poteva tranquillamente paragonare ad una pena dell’inferno in loop come in “Lucifer”. Chi di noi non ha mai provato questa sensazione?! In fin dei conti abbiamo a disposizione un semplice cinquanta e cinquanta, o sei il Dani Olmo e il Morata di turno, o il Jorginho che trasforma l’ultimo penalty e ci porta in finale di Euro 2020. Ma ciò che è importante comprendere è che anche se numericamente vale sempre uno, per noi atleti vale tutto.

 


Servizio a cura di Sara Angelini

 

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