SUPERLEGA. Sir Safety, Francesco Cadeddu: "Il mio pallino ? Vincere la Champions League

PERUGIA. Un cremasco giramondo sulla cresta dell'onda nel mondo del volley da più di vent'anni è pronto per una nuova avventura sportiva per arricchire la sua prestigiosa bacheca

Di Redazione | Giovedì, 30 Luglio 2020 18:49

Francesco Cadeddu (a destra) durante una seduta atletica


Per questa stagione Francesco Cadeddu, il Keky, sarà preparatore atletico dell'ambiziosa Sir Safety racconta le prime impressioni dal ritrovo della squadra alle sue ambizioni personali, passando dagli anni delle giovanili alla Reimar Crema dove aveva costruito un piccolo grande universo di mini atleti promettenti, sino alle sue numerose esperienze all’estero.

Le prime impressioni sulla preparazione atletica della Sir cominciata il 10 luglio, come hai trovato i ragazzi?

"Dopo il lockdown abbiamo iniziato presto proprio perchè pensavamo che la situazione fosse più complessa e complicata, invece per quanto riguarda i ragazzi di Perugia (ma non solo, anche parlando con alcuni preparatori di altre squadre) siamo tutti rimasti abbastanza contenti, per quanto si potesse fare durante il lockdown i ragazzi sono stati bravi a tenersi in forma e hanno lavorato, siamo quindi partiti già da una buona base, poi il tempo per lavorare è tanto e anche chi non era in una situazione fisica “decente”, direi pochi, avrà tutto il tempo per recuperare. La cosa importante era recuperare chi aveva subìto interventi e non aveva potuto fare riabilitazione, come Atanasjievic che sta lavorando per tornare in campo già dalla Supercoppa".

Arriveranno pronti quindi al primo appuntamento con la Supercoppa, le cui finali si svolgeranno a Verona?

"Speriamo di arrivare in finale all’Arena, ma prima abbiamo la semifinale, abbiamo tanto tempo a disposizione, dal punto di vista fisico arriveremo pronti :credo e spero si assisterà a partite di Supercoppa di livello più alto rispetto alle edizioni in cui si giocava prima di inizio di campionato con un livello tecnico ancora tutto da trovare perchè i giocatori gli anni passati arrivavano dalle Nazionali e c’era poco tempo per lavorarci, invece ora sia perchè c’è più tempo, sia perchè gli atleti alle nazionali hanno dato pochi giorni essendo saltati tutti gli appuntamenti, solo Polacchi e tedeschi, c’è più programmazione e aumenterà lo spettacolo sicuramente".

Come ti stai trovando con il nuovo staff, e cosa ti aspetti dall’annata?

"Di solito mi sono sempre trovato bene con tutti gli staff con cui ho lavorato, Heynen è sicuramente un allenatore diverso da altri con cui avevo lavorato qui in Italia, sia per il tipo di allenamento sia per la metodologia usata, la curiosità di vederlo lavorare era tanta e non mi sta deludendo sotto quel punto di vista. Con Carmine il secondo allenatore e i fisioterapisti stiamo trovando delle buone intese e ci conoscevamo già da anni con partite da avversari, quindi sta andando tutto bene, speriamo continui così non solo a livello di staff, anche con gli atleti, gli appuntamenti che abbiamo sono tanti e gli obiettivi che abbiamo sono quelli di arrivare in fondo a tutte le manifestazioni, Supercoppa, Coppa Italia, campionato e Champions. Vincere è sempre complesso, ma il nostro obiettivo è quello, giocarcela con tutti quanti. Credo che l’avversario più difficile rimanga la Lube anche se Trento ha fatto una squadra molto forte e Modena, perchè se dovesse tornare a giocare con il pubblico, al Pala Panini è sempre complesso vincere".

Ti definisci una persona molto ambiziosa?

"Fortunatamente nella mia carriera ho vinto 3 scudetti in Italia, due all’estero, qualche Coppa Italia, una Challenge Cup, una Cev Cup e la Champions League africana. Le ambizioni per chi fa il mio lavoro ci sono sempre, ma arriva un momento nella vita in cui bisogna voler essere sempre i numeri uno e vincere. Chi fa sport ha sempre questo in mente, vincere, tutto il resto sono belle parole, idee ma non servono se lo fai in serie A, arrivare secondi non serve a nulla. Poi c’è stato un periodo in cui allenavo le giovanili e lì c’erano sicuramente altri obiettivi, l’aggregazione ecc, qui invece il nostro obiettivo è molto alto. Poi uno deve anche sapere che nello sport si vince o si perde e tutto fa parte di questo ambito, però se non si punta in alto, in alto non ci si arriva di sicuro".

Un parere sulle tue numerosissime esperienze all’estero, differenze sostanziali con l’Italia?

"Le esperienze estere sono tutt’altra cosa rispetto al campionato italiano. La pressione del campionato italiano, (almeno per quanto riguarda le squadre che miravano a vincerlo in cui ho lavorato) è sempre alta, mentre all’estero nonostante fossi in squadre in cui puntavano sempre alla vittoria, quello resta il tuo lavoro che puoi fare bene, e allora puoi vincere o male, e in questo caso perdi, ma la pressione è più bassa. E’ chiaro che le aspettative che hanno all’estero verso gli allenatori e atleti italiani sono comunque alte, quindi la pressione uno se la deve saper mettere anche da solo, il campionato italiano è sempre più conosciuto. Dal punto di vista tecnico secondo me in Italia siamo inarrivabili. Nel campionato italiano abbiamo i giocatori più forti del mondo, fisicamente possiamo dire di essere tra i migliori, il campionato è altissimo però negli ultimi due anni in Russia ho visto dei talenti incredibili che se venissero in Italia a giocare secondo me esploderebbero tutti, lì con il fatto che la pallavolo è più fisica rispetto a quella italiana molti probabilmente non esploderanno, resteranno dei grandi talenti inespressi, fisicamente più europei rispetto allo standard russo".

Un ricordo particolare sugli anni passati a Crema?

"A Crema ci sono stato tanto, ed essendo la mia città ci sono abbastanza legato, al di là delle vittorie con la B1 e la salvezza con la A2 che sono state bellissime soddisfazioni dal punto di vista sportivo, quello che mi è piaciuto di più e che mi “vanto” di essere riuscito a creare insieme a pochi altri, è stato quello di aver fatto nascere il minivolley della Reima che ha coinvolto tutti i paesi intorno a Crema, fino ad arrivare a 250 iscritti in un anno con più maschi che femmine (cosa insolita nel mondo del volley cremasco perchè si partiva da zero) creato insieme ad Angelo Galli, dirigente storico di Crema purtroppo morto diversi anni fa, e Luigi Pavesi, mancato l’anno scorso, padre del presidente federale della provincia. Da quello sono nate squadre importanti che hanno partecipato anche a campionati di serie C femminile come Ripalta Cremasca, Romanengo con la D femminile, e abbiamo creato qualcosa di bello e importante. Dopodichè io ho dovuto prendere la decisione se fare il professionista o meno e da lì ho dovuto mollare il minivolley. Qualcuno ha chiuso, altri sono andati avanti grazie alla pazienza di altri allenatori, ma il numero degli iscritti è purtroppo sempre molto basso. Io mi sono spostato nel bergamasco ed è sparito purtroppo un po’ il settore. Sono settori che non ti danno risultati immediati e ci vuole tanta passione per portarla avanti e la differenza la fanno proprio gli allenatori che ci mettono quel valore aggiunto in più, come dal nulla crei tanto in breve tempo anche tanto si distrugge purtroppo".

Un sogno nel cassetto, un tuo pallino attuale.
"A me manca la Champions League europea. Giocare una finale, ora non ci sono più le final four ma c’è la finale secca, è un avvenimento ancora più importante e se dovessi riuscire ad arrivarci e vincerla avrei chiuso il cerchio con tutte le mie esperienze. Io ho fatto anche una stagione in Africa dove è stato piacevole lavorare, ma se dovessi centrare questa cosa sarebbe il massimo: certo più difficile quest’anno, le squadre si sono rinforzate tutte, Trento ha vinto lo scorso anno e quest’anno è ancora molto forte, puntiamo per arrivare in alto ma non sarà facile, quello resta il mio obiettivo personale".

 

Servizio a cura di Linda Stevanato

 

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