PRIMA DIVISIONE STORY. Valentina Boffa, i colpi in fast dell'Airone di Pandino

LONDRA. Questa storia sportiva locale potrebbe rispecchiarsi in una storia moderna di tante ragazzine, appassionate di pallavolo, ora diventate donne e mamme prende il via nella capitale dell'Impero Britannico

Di Francesco Jacini | Sabato, 23 Maggio 2020 08:35

Valentina Boffa 

 

Per anni è stata uno dei centrali più forti delle divisioni provinciali (Prima e Seconda) del cremonese, prima ancora che ci fosse l'unione in stile Dragonball con il comitato di Lodi. Nata a Milano nel 1980, farà cifra tonda il luglio ma detto tra di noi non li dimostra, Valentina Boffa da Pandino aveva un attacco in fast efficace ed elegante allo stesso tempo, tant'è che un cronista locale che scriveva per una testata web del territorio cremasco l'ha soprannominata, l'Airone.
Dai sei anni vive a Londra e gestisce con il compagno un ristorante italiano, il 'Piatto', in Battersea Park Road, veduta sul Tamigi e calcisticamente parlando nelle zone tra Fuhlam e Chelsea. "Tutt’ora se lo scrivo su Google associandolo al mio nome - commenta, spuntano articoli che mi riguardavano e mie foto. Te ne sono grata amico mio. Entravo in campo per vincere, non credevo a chi diceva: L’importante è partecipare! No, assolutamente no. Io e le mie compagne, chiunque fossero entravamo in campo per vincere punto. Questo era quello che dalla mattina del sabato pensavo fino al fischio dell’arbitro. In panchina o in campo, si doveva vincere".

Valentina è mamma di uno splendido pargolo (come lo avrebbe definito Giovannino Guareschi) di nome Vittorio. "Ora, da mamma ho capito che nella vita perdere a volte fa bene e lo si deve perché si cresce più forti di prima, con la giusta grinta di riconquistare quel premio cosi ambito!. A mio figlio sto insegnando e insegnerò sempre che bisogna faticare, lavorare e perseverare per qualsiasi cosa si voglia e che nello sport come nella vita non potrà mai esistere momento uguale all’altro. Per questo l’ arte di vincere lo si impara dalle sconfitte. Ultima cosa ma non per importanza: bisogna divertirsi! Questo è la cosa che ti fa andare avanti e farti preparare il borsone alle 6.30 della mattina, andare a Milano a lavorare e dopo dieci ore scappare a prendere la macchina e arrivare per prima nello spogliatoio. Trovare le amiche/compagne, ridere, scherzare e raccontarsi ogni cosa e appena in campo, la concentrazione dell’allenamento. La pallavolo oltre ad essere stata la mia compagna per molti anni, oltre ad avermi resa felice, soddisfatta mi ha donato persone che ancora a distanza di anni sono ancora nella mia vita e soprattutto sono come la mia famiglia".

Compagne di squadra come Brothers in Arms dei Dire Straits. "Potrei elencarti molti nomi, ma quelli che ho segnati nel cuore sono Laura Bombelli, Elisa Marta, Clara Brusaferri, Palma Umile, Chiara Galbiati, Claudia Foglio e molte molte altre. La pallavolo mi ha fatto incontrare davvero persone meravigliose, da atlete professioniste come la mia grande amica Marilisa Mussi o Alessandra Mombelli ai tempi dell’Atalantina , ad allenatori che non dimenticherò mai. All’età di 15 anni essere agitata e felice di giocare con Cristina Caporali a Pandino. Sensazioni stupende da sempre e per sempre". Queste montagne coperte di nebbia, sono una casa ora per me, ma la mia casa è la pianura e sempre sarà.

Pandino, Crema, Rivolta d'Adda, Spino d'Adda e qualche stagione in panchina con una promozione in Seconda Divisione con le giovanili rivoltane. "Ho iniziato nel minivolley a Pandino, arrivando in Prima divisione poi in serie D all’Atalantina (wow che tempi), per passare in Prima divisione a Rivolta D’Adda, e diventare da li a breve anche un’allenatrice. Dove senza esperienza come tale, ho messo in campo solo la mia professionalità e grinta, trasmettendo l’amore per questo meraviglioso sport dove vincemmo il campionato. Non lo dimenticherò mai".

Un infortunio, rientro e poi il definitivo stop quando da centrale si è trasformata in opposta. " Mi sono fermato per colpa della mia spalla, dove avrei dovuto subire un intervento ai legamenti ma è bastato qualche anno di stop per non operarmi e ricominciare piano piano dopo varie telefonate di amiche e di Giancarlo Carniti e ricominciare a Spino d’Adda in Prima divisione. Li ho passato gli ultimi anni e nel 2014 ricordo che eravamo a Cingia de Botti, mi infortunai la schiena. Fu la fine della mia carriera: protusione/ernia al coccige, menisco e smisi completamente. Alla fine non rimpiango nulla di quei tempi sai. Rifarei tutto tutto quanto. Tra tutte quelle stagioni porto nel mio cuore è all’Atalantina con la mia inseparabile palleggiatrice del Laura Bombelli. Compagne eccezionali e coach Enrico Stellato wow “amazing”".

Ha vissuto il passaggio del punteggio dal vecchio cambio palla al rally point system (1999). "La pallavolo tra ieri e oggi è cambiata in meglio. Almeno cosi credo e sono convinta. Sono sempre stata una sostenitrice delle nuove regole: si sa che la pallavolo non prevede il contatto fisico e per questo necessita di altre abilità, tra cui agilità, concentrazione, prontezza nei riflessi e il gioco di squadra, soprattutto. E con le nuove regole con l'introduzione del ruolo del libero che da fiato ai centrali, tra il toccare la palla con qualsiasi parte del corpo, con il punteggio modificato. Tutti gli atleti cosi facendo, possono sfruttare le proprie abilità in maniera più completa".

Qualche anno in D e tanta Prima Divisione e nessun campionato nazionale. "Mi sarebbe piaciuto esordire in un campionato. A freddo cosi su due piedi si ma riflettendoci bene. Non credo ne sarei stata capace, primo fisicamente perché non sono alta abbastanza e soprattutto non ho mai saltato molto, una mia pecca, ma che per fortuna non mi ha mai dato problemi nelle categorie dove ho giocato e secondo non sarei mai riuscita ad allontanarmi (io parlo di chilometri), cosi tanto dalla mia famiglia a quei tempi. Si ti dico a quei tempi perché ora come ben sai, sono sei anni che vivo a Londra! L’essere venuta a Londra mi ha tolto tanto, la mia famiglia i miei amici lontani , la mia quotidianità. Ma per fortuna con i mezzi di comunicazioni odierni (whatsapp,skype ecc ecc) ogni giorno ho tutti vicini, e quando torno a casa (spesso per fortuna)mi accolgono tutti con amore e gran gioia ed è proprio li che la tristezza prende il sopravvento in me e mi fa domandare Valentina perché non torni a casa? Si perché l'Italia è e sarà sempre la mia cada , la mia patria, ma Londra mi ha dato e mi sta dando tanto. Prima di tutto un compagno meraviglioso che amo e che mi ama e dal nostro amore è nato Vittorio. La mia vita e non avrei potuto chiedere di meglio. Inoltre abbiamo aperto un ristorante due anni fa, quindi si. Con la tristezza nel cuore ti dico che anche se con dispiacere, rifarei tutto, e partirei ancora".

Italiani a Londra ai tempi del Covid-19. La Gran Bretagna, oltre all'Italia, Spagna e Francia è stata uno dei paesi europei più colpiti. "Negli ultimi tre anni ho fatto la mamma, abbiamo aperto come un ristorante Italiano e ora mio figlio ha iniziato la scuola. Stava andando tutto bene fino a quel maledetto giorno di febbraio. Quando da italiana all'estero ho conosciuto il Coronavirus è un incubo che ancora oggi non mi fa dormire, per la paura, per la tristezza di essere lontana da casa. Da quell’Italia cosi colpita e che nessuno (io parlo di stranieri) non volevano capire o faceva finta di non capire cosa stesse accadendo. Pensa che una cara amica mi scrisse: "Vale, è la prima volta che sono felice che tu sia a Londra e non in Italia con questo virus" si è stato cosi. Perché all’inizio si pensava fosse una cosa circoscritta per la Cina e l’Italia. Di certo nessuno avrebbe mai pensato a una pandemia mondiale. Ero preoccupatissima per i miei cari e i miei amici, soprattutto per la vicinanza del cremasco dalla prima zona rossa. Ero quasi sollevata per essere lontana ma è bastato poco per realizzare che il virus non ha confini o barriere e che avrebbe colpito tutti.
Da italiana ho iniziato da sola con la mia famiglia a seguire l'autoisolamento da tutto e tutti. Il mio compagno 10 giorni prima che il Primo Ministro Boris Johnson parlasse aveva già chiuso il ristorante e comunicato ai clienti che essendo italiano e per la sicurezza appunto di ognuno di loro aveva deciso di chiudere le porte continuando il servizio solo take away/delivery".

"Qui era tutto normale, lo è stato fino al 10 marzo, dopodiché Johnson ha iniziato la strategia del chiudere poco alla volta tutto. Assolutamente d’accordo con lui. Qui infatti eravamo due settimane indietro con il virus, e la sua strategia è stata quella di far lavorare da casa prima tutti gli uffici, chiudere bar, pub e ristoranti, cinema e teatri e successivamente le scuole e cosi via. L'ho trovato un azzardato ma giusto, non si poteva chiudere tutto subito. E poi chi puoi dire cosa o no è giusto o sbagliato davanti a una cosa cosi grande e quasi surreale? Nessuno. Quindi io da brava Italiana me ne sono stata a casa fin dall’inizio e tutt’ora lo sono. Devo dire che molti qui, (non gli italiani) , l'hanno e la stanno prendendo ancora sotto gamba, e infatti i numeri si vedono. Invece in moltissimi invece rispettano le regole e le restrizioni. Per fortuna. Da quando hanno chiuso i locali pubblici, le persone sono rimaste a casa o addirittura perso il lavoro e molti stranieri son tornati a casa e giustamente lo hanno fatto perché qui non è tutto oro quello che luccica. Qui c’è gente che vive in una stanza di due metri per due e con l’isolamento se ne doveva stare in camera senza avere contatti con nessuno. Sconforto, tristezza, rabbia delle persone ed è per questo che sono tornate a casa. Altri come me per fortuna, avendo una casa propria, hanno seguito e stanno seguendo le regole; con la speranza che l’Italia sia stata e sia d’esempio per noi e altri paesi. Io spero solo di risvegliarmi un giorno e che tutto sia finito e di tornare alla normalità e di prendere il primo volo per la mia Italia, la mia casa e riabbracciare e baciare tutti , uno per uno. Lo spero con tutto il cuore e nel frattempo seguiamo il motto: stay home, stay safe, save lives" conclude.

In attesa che questo incubo, chiamato coronavirus o covid-19, finisca, la vita, sta lentamente tornando alla normalità ma servirà tempo. Quello necessario. Dal Castello Visconteo a Picadilly Circus, nel caso di Valentina e famiglia, la battaglia è stata vinta la guerra è ancora in pieno svolgimento. “Il successo non è definitivo, il fallimento non è fatale: ciò che conta è il coraggio di andare avanti” direbbe Winston Churchill. Il coraggio a Valentina Boffa, l'airone di Pandino il coraggio non manca di certo.

 

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