DIETRO LO SPECCHIO. Dalle volate su due ruote alle fast a rete dell'Alsenese, la storia di Simone Carpanini

 PARMA. Multitasking. Racconta le partite di volley via penna e via voce con disinvoltura come un cigno che apre le ali e prende il volo

Di Francesco Jacini | Sabato, 04 Aprile 2020 06:35

Simone Carpanini

 

Nato nel 1977. Classe di ferro, dura a morire pallavolisticamente (Tay Aguero, Simona Gioli, Elena Nenkovsa), come chi vi scrive (ma non conta) perchè non gioca, l'attore Orlando Bloom (Il Signore degli Anelli, Pirati dei Caraibi), il calciatore Raùl ed il presidente francese Emmanuel Macron (magari non a piacere), Simone Carpanini a Dietro lo Specchio racconta la vita da addetto stampa della Pallavolo Conad Alsenese, l'onda gialloblù del campionato di serie B1 (girone A).

 

Quando e dove hai iniziato a fare l'addetto stampa?

"Ho iniziato col ciclismo nel 2009/10 per il Comitato Provinciale FCI di Parma seppur molto parzialmente visto che non erano strutturati completamente poi in modo ufficiale col volley nel 2016/17 ad Alseno quando la Conad ha debuttato in Serie B2 femminile. Negli anni precedenti però avevo lavorato per giornali, siti e tv seguendo in maniera esclusiva, quasi come fa un addetto stampa, il Cariparma Volley, l'Universal Modena e la Bakery Piacenza, tutte formazioni femminili di Serie A1 e A2 che per un motivo o l'altro purtroppo non esistono più. Tra le tante cose, quel periodo mi è servito, relazionandomi quasi quotidianamente con i loro addetti stampa, per trovare spunti adesso con la mia mansione attuale. Ad esempio in quella Bakery c'era Nicolò Premoli, col quale è nato un buonissimo rapporto e che poi mi sono ritrovato da "avversario" negli ultimi due anni con il suo Gossolengo".

Come si svolge la tua attività lavorativa?

"Ora stiamo vivendo un periodo complicato e molto delicato dove è difficile per tutti trovare uno stimolo per fare qualcosa di nuovo o che non venga male interpretato visto che c'è in gioco la salute di tutti. Naturalmente la routine che avevamo prima del 21 febbraio è stata stravolta, ma prima di allora il mio compito era quello di preparare i comunicati prepartita per le formazioni di Serie B1 femminile e Serie D maschile, quelli di cronaca dei due match e poi il comunicato riassuntivo delle partite del nostro settore giovanile. Il tutto andava sul nostro sito e sulle nostre pagine Facebook ed Instagram, dove posso contare sul prezioso supporto dell'amico e collega Davide Bernardini, il nostro scoutman ed ex addetto stampa nella Stem Collecchio in serie B più di dieci anni fa. Nel mezzo in più dovevo "studiare" le avversarie di B1 perchè quest'anno le partite interne (e alcune esterne) della Conad andavano in telecronaca diretta sul canale YouTube di Sportpiacenza e al commento tecnico avevo una grande atleta come Elena Nenkovska".

Come è cambiato il ruolo dell'addetto stampa nel corso degli anni?

"Il ruolo è cambiato tanto negli ultimi anni, soprattutto con la diffusione ed evoluzione dei canali social, Facebook ed Instagram su tutti, che sempre di più hanno una funzionalità migliore di un sito. Non è un ruolo semplicissimo, bisogna trovare le parole giuste in ogni circostanza e personalmente ho sempre cercato di non essere sfacciatamente di parte pur scrivendo della mia squadra. A mio parere ci vuole molto equilibrio sia quando si scrive di una grande vittoria o di una sconfitta dettata da torti o sfortuna. L'addetto stampa in ogni caso deve anche curare i rapporti esterni, presentare o speakerare gli eventi e ricordarsi soprattutto che non deve essere troppo tifoso perchè talvolta siamo noi la prima figura che deve dare la giusta impressione agli altri della società che rappresentiamo".

La tua migliore soddisfazione che fai facendo l'addetto stampa?

"Esco un attimo dalla domanda per una risposta più completa. Rispetto alle altre stagioni, nelle quali facevo l'addetto stampa solo per la squadra femminile di Serie B, da quest'anno ad Alseno ho iniziato a seguire da molto più vicino le vicende delle formazioni giovanili, anche perché la responsabile del settore giovanile e divisionale mi ha proposto un ruolo da dirigente. Ho accettato volentieri perchè in passato, negli altri sport in cui ho lavorato, ho sempre avuto a che fare con i giovani e so come ci si possa comportare con loro, cercando confrontarsi con i loro tecnici. Ecco, vedere la crescita umana (e non solo tecnica) dei giovani, dando poi loro maggior visibilità, per me è la miglior soddisfazione possibile. Tra le cose belle da raccontare quest'anno c'è il campionato vinto dalla nostra Under 16 maschile con accesso alla fase regionale tra le migliori 12, una cosa mai successa per nessuna formazione giovanile dell'Alsenese, però non vanno tralasciate nemmeno le altre nostre formazioni giovanili che hanno sempre dimostrato un grandissimo impegno e spirito di squadra. Con i giovani preferisco scrivere dei valori che insegna lo sport piuttosto che il freddo risultato finale di una partita vinta (che comunque fa sempre piacere)".

La gara che più bella che ha descritto? Quella meno?

"Devo dire la verità che non ho una partita in particolare ne bella ne brutta da raccontare, però ne cito due. La migliore per me resta la vittoria 3-1 a Fiorenzuola lo scorso campionato a dicembre 2018: un derby sentito, forse più del dovuto anche da noi figure secondarie, e giocato in un clima comprensibile ostile anche perchè la sfida precedente, ad Alseno ad aprile, aveva sancito matematicamente sia la nostra salvezza che il loro non accesso ai playoff. La partita peggiore da descrivere invece è stata quella a Gorla Maggiore a marzo 2017 alla prima stagione di B2. Stavamo disputando una partita pressochè perfetta contro la Cosmel capolista, eravamo a tre punti da loro. Stavamo vincendo 2-1 e avanti 18-11 nel quarto set in assoluto controllo poi ci fu un clamoroso nostro black-out. Perdemmo al tie-break ed anche la possibilità di andare in vetta, visti poi i risultati delle altre rivali".

E' un lavoro complesso, dove ti senti migliorato? Programmi futuri?

"Domanda difficile. Personalmente penso che bisogna sempre continuare a migliorarsi anche se ormai, grazie anche all'esperienza maturata negli altri eventi sportivi in cui ho lavorato, sento di avere una visione più ampia per gestire certe situazioni. C'è sempre qualcosa di nuovo da imparare o da non dare per scontato. Per il futuro più imminente spero che presto si possa tornare a raccontare la normalità che abbiamo lasciato a fine febbraio, significherebbe che ci siamo buttati alle spalle questa grave emergenza che stiamo vivendo, mentre per il futuro più prossimo mi piacciono nuove sfide o nuovi progetti sportivi, anche al di fuori del volley".

Differenze tra fare l'addetto stampa del ciclismo e nel volley?

"Le differenze tra ciclismo e volley le posso trovare in forma e contenuto. Nel ciclismo si parla tanto di più, puoi essere considerato un vero addetto alle pubbliche relazioni, che poi mi ha portato anche a lavorare al Giro d'Italia per due aziende importanti e principali sponsor della corsa rosa come Segafredo e Castelli. Puoi fare lo speaker alle presentazioni, alle gare (anche per 4/5 ore consecutive o per cinque nella stessa giornata, come mi è capitato diverse volte o ai Campionati Italiani 2017 organizzati da Rcs Sport), chiudendo con le interviste post-gara a più corridori o ospiti ed infine curare i comunicati stampa, che sono più corti e semplici, rispetto a quelli del volley. Nel ciclismo, intendendo quello di FCI quello nel quale lavoro, la fase di presentazione della gara è sostanzialmente una descrizione del percorso, dell'albo d'oro o di altri cenni storici e se vogliamo ogni anno si può riprendere buona parte del comunicato dell'anno precedente, mentre la cronaca della corsa è molto più simile a quella di una partita di pallavolo, dove si raccontano l'andamento e le fasi salienti. Ecco, nel mio caso ciclismo e volley sono complementari, si accavallano per pochi mesi all'anno, visto che essenzialmente il primo si disputa all'aperto nel periodo primavera-autunno e l'altro indoor durante l'autunno-primavera".

E come è la vita da telecronista?

"Ormai tanti anni fa feci un paio di corsi di giornalismo televisivo, uno organizzato anche dal CONI, perchè mi affascinavano le telecronache e i talk-show sportivi. Furono utili per capire le dinamiche e soprattutto per capire le proprie caratteristiche e per cosa si era più portati. La prima esperienza da telecronista arrivò nel 2011/12 quando una tv locale mi affidò le partite casalinghe del Cariparma Volley, formazione femminile di A1, mentre quelle in trasferta le facevo per una radio. Mi ingaggiarono molto vicino all'inizio del campionato e dovetti accelerare lo studio non solo delle informazioni di tutte le squadre e del campionato ma anche dei termini più giusti da utilizzare, oltre ad avere un tono comprensibile. Come ho già anticipato quella formazione chiuse alla fine di quella stagione e dalle telecronache passai alla conduzione di programmi tv su volley, ciclismo e calcio. Questo è servito per crearmi un mio stile, che poi è quello che ti deve contraddistinguere. Quest'anno però, e lo dico con contentezza, ho dovuto togliere un po' di ruggine e rispolverare le telecronache non solo per la Conad ma anche per la Gas Sales Piacenza, le cui partite vanno sulla piattaforma Eleven Sports e sul canale ufficiale della Lega Maschile. Mi è piaciuto tornare a studiare più approfonditamente tutte le info per preparare le partite, appuntandomi tutti gli aneddoti o le curiosità possibili da dire in telecronaca. Per questa nuova possibilità devo ringraziare sia l'Alsenese, che non ha opposto resistenza a questo mio nuovo compito, sia l'ufficio stampa di Piacenza, con il grande Hristo Zlatanov che mi ha contattato convincendomi ad accettare la sua proposta. In questo periodo mi sta mancando tanto parlare con cuffie e microfono e commentare la partita".

 


DIETRO LO SPECCHIO

1) Nicolò Premoli, l'addetto stampa del Busa Foodlab Gossolengo 2) Manuel Bongiovanni, il gigante buono dell'E'PiùPomì 3) Andrea Icardi, il mago del web dell'Arredo Frigo Mahkymo 4) Luca Ziliani, il bardo dei successi del Volley Offanengo

 

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