DIETRO LO SPECCHIO. Nicolò Premoli, l'addetto stampa del Busa Foodlab Gossolengo

PIACENZA. Le lunghe giornate di inizio primavera stonano la quarantena che l'Italia e tante nazioni stanno facendo per fermare l'emergenza del Covid-19

Di Francesco Jacini | Mercoledì, 01 Aprile 2020 09:33

Nicolò Premoli


Si parla poco di volley giocato. Il tempo si è fermato in una sorta di stato di ibernazione come una fotografia alla sera del 21 febbraio quando la Federvolley ha fermato i primi campionati delle zone colpite dal coronavirus. Si è giocato, dove si è potuto, ancora per qualche settimana poi da domenica 8 marzo la sospensione definitiva.

Sembra di vivere l'inizio del film con Bruce Willis e Brad Pitt del 1995, l'Esercito delle 12 Scimmie quando l'uomo era chiuso nei bunker e gli animali camminano tranquillamente per le vie di Filadelphia, in un futuro post apocalittico. A caccia di uomini? Futuro che sembra maledettamente reale. Tornando a discorsi più ottimisti perché si deve essere ottimisti (e detto da uno cresciuto a pane e Nirvana nella tarda adolescenza e Black Metal norvegese dopo i vent'anni ha un valore diverso), perciò oggi ho voluto varare una nuova rubrica Dietro lo Specchio ovvero interviste ad anello importante (ma spesso sottovalutati per via del ruolo) della catena alimentare della pallavolo: gli addetti stampa. Un incrocio tra i bardi medioevali e giornalisti, Tucidide e Dickens sono quelli che spesso arrivano prima alla partita e sono gli ultimi ad andare via quando a luci spente, ripongono il pc nella borsa e tornano a casa. Primo mediaman (uomo dei media) è Nicolo Premoli da Piacenza, attuale addetto stampa del Mio Volley.

Quando e dove hai iniziato a fare l'addetto stampa?

Il mio esordio come addetto stampa è arrivato nella stagione 2014/15 alla Bakery Volley in serie A2. Un amico giornalista che seguiva la squadra già dall'anno precedente in B1 mi aveva chiesto una mano per la realizzazione delle cronache e l'aggiornamento live delle pagine social. Che dire: ho accettato ad occhi chiusi. Ho sempre seguito la pallavolo inizialmente sul fronte maschile: fin da piccolo frequentavo il palazzetto vicino casa (il PalaGambardella di Piacenza) e scrivere di volley era un sogno che si realizzava. Cimentarsi fin da subito con una serie A2 poi è stato piuttosto sfidante ed al contempo elettrizzante

Come si svolge la tua attività lavorativa?

"Può suonare strano ma, diversamente dalla mia prima esperienza in serie A2, il mio ruolo nel contesto del Busa Foodlab Gossolengo e del Consorzio MioVolley più in generale è forse anche più impegnativo. La partita del sabato rappresenta soltanto la punta dell'iceberg di tutta una serie di attività che iniziano la domenica mattina con l'aggiornamento di sito, social e l'invio dei comunicati stampa. Lunedì sera è già tempo di sondare la disponibilità delle ragazze per l'intervista di metà settimana che presenta l'impegno successivo della squadra...a volte convincere una giocatrice a rilasciarmi un'intervista è piuttosto difficile (lo dico con il sorriso) ma punto sempre ad avere tutto pronto per mercoledì-giovedì sera così da garantire a tifosi e media tutto il materiale richiesto. A ciò ovviamente si aggiunge la gestione di Facebook ed Instagram che meritano sempre un occhio di riguardo".

Come è cambiato il ruolo dell'addetto stampa nel corso degli anni?

"Non è per niente una domanda facile: credo che la grande esplosione dei social, soprattutto di Instagram, abbia spostato il peso dalle "parole" alle "immagini". Le pallavoliste delle giovanili mi chiedono spesso foto e video quando presenzio alle loro partite: sono sempre pronte a taggare le compagne nelle stories e regalano meno attenzioni ad articoli testuali. Credo sia proprio questa la sfida per presente e futuro della comunicazione: non soltanto parole ma un legame forte con video ed immagini. E magari audio. In questo senso apprezzo molto lo strumento del podcast che forse nel nostro paese, soprattutto con riguardo al volley, non hanno ancora preso così piede. Quante volte in auto di fronte a viaggi impegnativi in solitaria sentiamo il bisogno che qualcuno ci racconti una storia?".

La tua migliore soddisfazione che fai facendo l'addetto stampa?

"Credo che il ruolo di addetto stampa nasconda piccole soddisfazioni ad ogni articolo. Lavorare dietro le quinte, essere fuori dal campo ma sentirsi allo stesso tempo "dentro" regala adrenalina ad ogni azione, ricevere anche un semplice messaggio di ringraziamento dopo un'intervista è la scintilla che spinge a scrivere quella successiva. Certo, non ti nego che esistono momenti difficili dove tutto sembra più pesante, anche il mettersi di fronte ad una tastiera: parlare di una sconfitta non è mai semplice, a volte sento quasi il peso della rabbia agonistica e della delusione poggiare sulle mie spalle. Ma il ripartire dopo una partita storta, assistere alla reazione della squadra è un'emozione anche più intensa che è difficile descrivere".

La gara che più bella che hai descritto? Quella meno?

"Altra domanda difficile, e siamo a due! La prima partita che mi passa per la mente pensando a questa domanda risale alla stagione 2016/17. Serie C, Reggio Emilia, Giovolley contro Busa Trasporti: ci bastava un solo punto per conquistare la promozione quando mancavano ancora una manciata di partite al termine del campionato. Ricordo ancora quanto stessi aspettando di scrivere di quel punto che avrebbe deciso il salto in B2: sul 16-24 del secondo set mi alzai in piedi, taccuino alla mano, quasi spingendo il pallone nei nove metri avversari. Anche dei tempi della Bakery conservo ricordi di partite entusiasmanti: la corsa alla salvezza costringeva spesso a giocarsi il tutto per tutto al tiebreak...con pezzi che diventavano sempre più lunghi ed azioni incredibili. La gara meno bella da descrivere? Tutte le sconfitte anche se spesso insegnano più delle vittorie".

E' un lavoro complesso, dove ti senti migliorato? Programmi futuri?

"Credo che quello di addetto stampa sia un ruolo tanto complesso quanto impegnativo. Da fuori la percezione potrebbe apparire diversa, a volte mi ero sentito dire: "Tu devi soltanto scrivere". Mica facile, rispondo io. Ogni parola va pesata e quelle fuori posto rischiano di fare più male di un muro secco con il pallone che rimbalza nei propri tre metri. Svolgere questo compito mi ha aiutato a battere la mia timidezza, un tratto del mio carattere che mi accompagna da sempre: mi sento quindi migliorato sul fronte della comunicazione interpersonale ed ho maggiori attenzioni per ogni parola che esce dalla penna. Spero di poter proseguire su questa rotta. Il sogno nel cassetto? Tornare in serie A, volendo volare con la fantasia magari proprio a Gossolengo".

 

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