NON SOLO VOLLEY. Pink Floyd ed un Muro spesso 40 anni

Nuovo appuntamento con 'Non solo volley'. La rubrica del nostro sito web in cui saranno storie di personaggi o eventi (cultura, arte, sport) non legati alla pallavolo, che hanno lasciato un segno indelebile nella vita delle generazioni passate, presenti e future

Di Francesco Jacini | Venerdì, 29 Novembre 2019 22:40

La copertina del disco

 

Spazio e tempo spesso si abbracciano. "Struttura edilizia parallelepipeda avente le due dimensioni d’altezza e larghezza notevolmente prevalenti rispetto alla terza dimensione (spessore); il termine indica quindi sia quelle parti degli edifici che ne costituiscono l’organismo strutturale portante, destinato a sostenere le coperture" così il dizionario Treccani definisce il vocabolo Muro. I muri architettonici più famosi della storia sono quello di Berlino, abbattuto trent'anni fa, oppure quello cinese, definita la Grande Muraglia che, nonostante i due millenni di onorato servizio, c'è ancora nella sua magnifica bellezza. Nel volley è un fondamentale del gioco e si definisce Muro quando viene fermata un attacco a rete.

 

Il Muro del rock

Nel rock c'è un muro, meglio conosciuto come The Wall, undicesima opera dei Pink Floyd. Esattamente quarant'anni fa, il doppio concept del gruppo inglese, formato da Roger Waters (basso), David Gilmour (chitarra), Richard Wright (tastiere) e Nick Mason (batteria) usciva nei negozi di dischi (allora c'erano solo quelli per ascoltare e conoscere le novità musicali), album che ha cambiato, non solo, la storia del rock ma anche degli 'Floyd'. Per le generazioni più giovani avete presente il ritornello? ... 'We don't need no education, we don't need no thought control, no dark sarcasm in the classroom. Teachers leave them kids alone. Hey, teachers, leave them kids alone. All in all it's just another brick in the wall, all in all you're just another brick in the wall" è Another Brick in The Wall (parte II).

 

I Pink Floyd

Lontani dal sound psichedelico che hanno tratteggiato il sound di fine anni '60, dall'enigma dell'allontanamento del fondatore Syd Barret (sostituito da Gilmour), i Pink Floyd, nome formato dall'unione di due nomi Pink Anderson e Floyd Council, stavano entrando nel loro lato oscuro della loro creatività e Waters entrava in una fase di 'allontanamento' creativo e personale dalla band. La trama è incentrata sulla storia di un personaggio fittizio: una rockstar di nome Pink che, a causa di una serie di traumi psicologici, arriva a costruirsi un "muro" mentale attorno ai propri sentimenti dietro al quale si isola. I disagi, soprattutto infantili, che portano Pink a questa scelta drammatica sono la morte del padre verso la fine della Seconda Guerra Mondiale (deceduto durante lo sbarco ad Anzio nel 1944, ndr), la madre iperprotettiva, gli insegnanti scolastici eccessivamente autoritari e i tradimenti della moglie. Ne seguirà un 'processo' in cui il protagonista dovrà abbattere il muro delle sue paure. Un disagio di un epoca in cui il mondo era diviso da un Muro.

 

Roger Waters

Il personaggio chiave della nostra chiave è il bassista, classe 1943. "E' in genere descritto come uno schivo misantropo, professionista irreprensibile e uomo freddo, per quanto sensibile e sottilmente paranoico. Man mano che i suoi testi crescono d'importanza, la necessità d'espressione autobiografica intensità crescente, da ultimo irrefrenabile Risultato finale d'una tale urgenza è il coinvolgimento dei Pink Floyd in un ambizioso progetto multimediale, sorta di catarsi personale dai mali del rock..." cosi lo ha descritto Paolo Bertrando (Pink Floyd, Arcana editrice). Paure, paranoie e potere di una rock star. Il successo commerciale è stato mondiale: primo posto nelle classifiche di vendita, un tour durante tre anni ed un film (1982), diretto da Alan Parker e Bob Geldof nel ruolo di Pink. Le nuvole oscure si sono addensate all'orizzonte con il lento ed inevitabile dissolvimento del gruppo o per lo meno all'allontanamento nel 1985 di Waters. Ne seguiranno cause legali. Da quel momento la storia dei 'Floyd' e del rock non è stata più la stessa. Ed il mondo non è stato più lo stesso: celebre è il concerto da solista Waters, Live at Berlin nel 1990.

 

Track list

In the Flesh?.The Thin Ice. Another Brick in the Wall Pt. 1. The Happiest Days of Our Lives. Another Brick in the Wall Pt. 2. Mother. Goodbye Blue Sky. Empty Spaces. Young Lust. One of My Turns. Don't Leave Me Now. Another Brick in the Wall Pt. 3. Goodbye Cruel World. Hey You. Is There Anybody Out There?. Nobody Home. Vera. Bring the Boys Back Home. Comfortably Numb. The Show Must Go On. In the Flesh. Run Like Hell. Waiting for the Worms. Stop- The Trial. Outside the Wall.

 

Quarant'anni dopo....

Il muro può essere simbolo di incomunicabilità, vedi il termine 'muro contro muro', quando ognuno è fermo sulle sue posizioni. Il Muro divide ancora razze, colori, sessualità, ideologie e creatività e nel 2019 appare (ma non lo è) invisibile, dietro schermi e tastiere dove giocano i 'like' nella sua virtualità. Spero che non serviranno processi perché 'il Muro sia abbattuto', dipende dalla volontà dell'uomo, dalla sua coscienza.

 

Pensiero finale

Sono convinto che se ognuno nel suo cuore si domandasse se c'è qualcuno al di là del Muro da conoscere, scoprire e, forse, amare, il mondo che conosciamo sarebbe un posto migliore in cui tutti noi saremmo orgogliosi di vivere e sognare. Prossimo appuntamento con NON SOLO VOLLEY al prossimo 21 dicembre dove affronteremo un viaggio spaziale nei nostri incubi peggiori.

 

Non solo Volley, seconda parte

1) The Warriors, la leggenda dei Guerrieri della Notte. 2) Buon compleanno Hulk Hogan!

 

In allegato il video di Another the brick in The Wall (parte II).

 

 

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